Una moria di gamberi lungo il fiume Cesano

Una moria di gamberi lungo il fiume Cesano

Un migliaio di crostacei morti nel tratto montano, nel territorio comunale di Serra Sant’Abbondio. Indagini dei Carabinieri Forestali

SERRA SANT’ABBONDIO – Una inattesa moria di gamberi si è verificata nel tratto montano del fiume Cesano, in località Cafanne, nel Comune di Serra Sant’Abbondio. I Carabinieri Forestali, in seguito ad una segnalazione, sono intervenuti immediatamente e dopo aver constatato la morte di numerosi gamberi di fiume (Austropotamobius pallipes) hanno dato tempestivo avvio alle indagini del caso.

I militari dalla Stazione Carabinieri Forestale di Serra Sant’Abbondio, intervenuti sul posto unitamente ai tecnici ARPAM, hanno provveduto al campionamento delle acque per verificare la presenza di eventuali inquinanti nonché prelevato oltre 80 crostacei morti per le successive analisi.

Le risultanze degli esami delle acque hanno, però, escluso l’inquinamento dalle possibili cause della moria. Alcuni campioni di gambero di fiume, pertanto, sono stati consegnati all’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche – Sede di Pesaro – per analisi più approfondite; una parte dei campioni è stata poi inviata all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, quale “Centro di referenza nazionale (CRN) per lo studio e la diagnosi delle malattie dei pesci, molluschi e crostacei”. Il responso delle analisi ha indicato la causa della moria di oltre 800 esemplari di gambero di fiume. Si tratta della cosiddetta “peste del gambero”, una malattia causata da un fungo, scientificamente noto come  “Aphanomyces astaci”, in grado di attaccare le aree meno calcificate della cuticola e le membrane delle articolazioni dei crostacei, fino a condurli alla morte.

Il gambero di fiume “Austropotamobius pallipes” è una specie tutelata dalla Direttiva Comunitaria 92/43/CEE “Habitat” e la sua cattura è sanzionata dall’ art. 727 bis del codice Penale (uccisione…cattura.. prelievo .. di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette).

L’Istituto Zooprofilattico, secondo uno specifico protocollo, ha provveduto ad informare della presenza del patogeno il Servizio Veterinario competente per territorio per il successivo inserimento in una banca dati a disposizione del Ministero della Salute. I dati verranno inviati anche all’ OIE  (Office International des Epizooties) o Organizzazione mondiale della sanità animale con sede a Parigi, il cui fine principale è quello di garantire la massima trasparenza circa lo status sanitario degli animali nei paesi membri per la prevenzione della diffusione delle malattie infettive degli animali stessi.

 

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