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Contratto di somministrazione, una soluzione smart e pratica per le aziende moderne

Contratto di somministrazione, una soluzione smart e pratica per le aziende moderne

In un mercato del lavoro sempre più dinamico e agile, si sta facendo strada una nuova alternativa per l’assunzione del personale, cioè il contratto di somministrazione che ha ormai mandato in pensione i vecchi contratti di lavoro interinale.

Sono tre i soggetti coinvolti in questo particolare contratto: l’utilizzatore, il somministratore e il lavoratore. L’utilizzatore è la persona che si rivolge ad un altro soggetto per usufruire delle prestazioni di un lavoratore; il somministratore è la persona che per l’appunto somministra il lavoro; il lavoratore, chiamato somministrato, è colui che fornisce le prestazioni all’utilizzatore che però non lo assume in modo diretto.

Vengono quindi sottoscritti due tipi di contratti: quello di somministrazione stipulato tra l’utilizzatore e il somministratore, e quello di lavoro subordinato stipulato tra il somministratore e il lavoratore.

L’utilizzatore, cioè l’azienda che beneficia delle prestazioni del lavoratore tramite questa tipologia di contratto, ha molta più libertà nell’assunzione e non deve accollarsi costi fissi per un periodo troppo prolungato. A tal proposito è utile introdurre anche il concetto di scalabilità: un’azienda può avere bisogno di un numero maggiore o minore di lavoratori in base al periodo. Con questo contratto può assumere liberamente, con estrema flessibilità e per un periodo limitato il quantitativo di persone di cui necessita.

A dimostrazione dell’agilità del contratto di somministrazione di lavoro, se ne possono individuare due tipologie: a tempo indeterminato e a tempo determinato. Nella forma di contratto a tempo indeterminato i lavoratori vengono assegnati all’utilizzatore senza alcun limite ed è una pratica diffusa in diversi settori, dall’edilizia al call center, dalla cura e assistenza della persona fino ai servizi di portineria e pulizia, solo per citare alcuni esempi.

Il contratto di somministrazione a tempo determinato invece prevede una durata della collaborazione fino ad un massimo di 24 mesi. Si può ricorrere a questa forma di contratto per necessità di tipo temporaneo, oppure quando si verificano particolari esigenze di natura tecnica, produttiva, sostitutiva oppure organizzativa.

L’azienda ha comunque la facoltà di prorogare la durata del contratto fino a 6 volte, altro esempio di come questa modalità di assunzione dia grandi libertà alle attività nell’assunzione del personale senza vincoli troppo stringenti.

Si potrebbe obiettare che questo contratto tuteli le aziende, ma non i lavoratori. In realtà non è così, poiché gli stessi lavoratori ricevono tutte le garanzie necessarie in quanto sul contratto in forma scritta vengono riportati: gli estremi dell’autorizzazione, il numero di lavoratori e i rischi legati all’integrità e alla salute dei lavoratori.

Da un punto di vista economico i dipendenti che lavorano con un contratto di somministrazione hanno diritto allo stesso stipendio dei dipendenti assunti in modo diretto dall’azienda e che svolgono le stesse funzioni.

I lavoratori somministrati a tempo indeterminato inoltre hanno diritto al pagamento di un’indennità per i periodi in cui non possono svolgere il loro lavoro per un importo non inferiore ai 350 euro mensili.

In sostanza un contratto di somministrazione offre le stesse tutele a livello di indennità ordinaria di disoccupazione di un contratto di assunzione diretta, così come non ci sono differenze per quanto riguarda la retribuzione e il trattamento.

Una soluzione che piace sempre di più alle aziende, ma anche ai lavoratori, in un mercato del lavoro che si sta evolvendo e che sta apprezzando sempre di più il concetto di flessibilità lavorativa.

 

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